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Genitori: come comportarsi con bambini di genere-non-conforme

Quando il genitore si rende conto che il proprio figlio o la propria figlia presentano le caratteristiche che ci fanno pensare alla presenda di una disforia di genere, e che non si tratta di una fase di passaggio, ma che alcuni comportamenti e atteggiamenti perdurano in modo persistente, causando disagio e malessere nei figli, è importantissimo fermarsi un attimo e capire come comportarsi.

GENITORI: COME COMPORTARSI?

Immagine di Sophie Labelle, segui Sophie su facebook: <a href=

- Rivolgersi a professionisti esperti sul tema della disforia di genere. In Italia si trovano alcune strutture  apposite (VEDI SITO ONIG), che si occupano proprio di seguire e sostenere genitori e figli in queste situazioni. Presso queste strutture si procede attraverso un’osservazione, e dei colloqui con tutti i membri della famiglia, con lo scopo di sostenere l’intero nucleo familiare, in qualunque direzione lo sviluppo del figlio/a si indirizzi. Le famiglie vengono sostenute a tollerare il periodo pre-adolescenziale come un momento di incertezza in cui non vi è modo di prevedere secondo quali linee si svilupperà l’identità di genere. Stare
nell’incertezza e nell’attesa non è semplice, ma condividere preoccupazioni e dubbi, cambiamenti ed evoluzioni, nello spazio giusto e con una persona preparata, facilita il lavoro dei genitori e dei familiari, li alleggerisce e li sostiene.
- In Italia è possibile avviare un percorso di transizione che include l’utilizzo di presidi medici, quali la terapia ormonale, solo dopo i 18 anni di età; in alcuni casi, con il consenso dei genitori e solo dopo attenta e ponderata valutazione psicologica, alcune cure possono cominciare anche prima.

Raccogliere informazioni sulla disforia di genere e sui bambini di genere non conforme: sul web si trova di tutto e di più (fare attenzione alle informazioni false e tendenziose, cercare sempre diverse fonti), in particolare sono molto belli alcuni filmati che circolano su Youtube, che riportano diverse testimonianze di genitori e dei bambini stessi; in commercio ci sono anche dei libri (pochi!) su cui fare riferimento

- Con l’aiuto di un professionista, spiegare al proprio/a figlio/a che cosa sta succedendo (per es. “vedi, sei nata femmina, ma ogni tanto ti senti un maschio e vorresti fare le cose che fanno i maschi”), e che cosa significa; a un certo punto, al momento giusto, si può dire ai bambini che quando saranno grandi potranno affrontare un percorso, che è un po’ lungo e complicato, ma che potrà aiutarli a stare meglio, perché potranno vivere nel modo che più li fa stare bene con se stessi. Ovviamente sarà importante esplicitare che intraprendere un percorso di transizione è una decisione personale e individuale, e che avranno tutto il tempo per capire bene cosa fare, una volta adulti.

- Cercare altri genitori o famiglie che vivono una situazione simile ed entrare in contatto con loro, per confrontarsi e sostenersi: questo aspetto è fondamentale per capire che non si è soli e per apprendere sempre nuove cose, anche sui propri figli!

- Accogliere i bisogni del bambino, con un atteggiamento di ascolto e comprensione, evitando il giudizio e la “correzione” di alcuni comportamenti e/o atteggiamenti. Man mano che il bambino o la bambina crescono, si potrà assecondare il loro bisogno di espressione nel genere di elezione (ovvero il genere al quale si desidera appartenere) in alcuni contesti più protetti (casa, cameretta, spazi familiari); contemporaneamente, al fine di tutelare i bambini nel confronto con il mondo esterno e gli ambienti di socializzazione, si può aiutarli nell’adottare uno stile di vita neutro in questi spazi, ovvero a non adottare comportamenti eccessivamente stereotipati al maschile o al femminile. Ad esempio, se un bambino nato maschio desidera mettersi il rossetto, oppure una gonna, si può proporgli di rimandare queste attività nel privato, mentre a scuola si possono indossare abiti o accessori non eccessivamente connotati in modo stereotipato a un genere piuttosto che a un altro. Questo atteggiamento permette di far sentire il bambino o la bambina accolto/a, compreso/a, e allo stesso tempo di tutelarlo/a negli spazi dediti alla socializzazione.
Assolutamente controproducente sarà l’atteggiamento di voler indirizzare il proprio figlio verso il genere di nascita: costringere un bambino che vorrebbe fare pallavolo a giocare a calcio può provocare nel bambino forse stress e vissuti di inadeguatezza. Sugli sport si può contrattare, ricordando che oggi la stereo tipizzazione dello sport è sempre meno forte, e che in quasi ogni campo troviamo maschi e femmine insieme, che amano fare la stessa attività. Concordare eventuali soprannomi neutri, che non infastidiscano il bambino o la bambina, se è ritenuto importante;

- Con il supporto degli specialisti, comunicare a insegnanti e altre figure adulte particolarmente significativo, la situazione del bambino/a. Non è solo la famiglia a svolgere un ruolo importante per la salute psicologica ed il benessere dei giovani: questo vale anche per gli adulti e le figure di riferimento del giovane all’interno della comunità, che possono essere un’altra fonte di sostegno sociale. Insegnanti, allenatori, amici, parenti, sono tutte figure che possono sostenere oppure al contrario ostacolare i bambini. Informare queste figure è necessario affinché esse possano relazionarsi in modo adeguato con il/la bambino/a ed evitare situazioni di disagio con altri bambini: per esempio, prestare un’attenzione in più ad eventuali prese in giro.

Avere a che fare con un bambino o una bambina di genere non conforme è una grande opportunità di crescita per qualsiasi adulto. I bambini e gli adolescenti di genere non conforme possono essere estremamente creativi, intelligenti e sensibili. Vivere questa situazione può portarli a sviluppare una sensibilità e capacità nell’adattarsi ai contesti. Se non frustrati e repressi, questi bambini, possono esternare grandi doti creative, e importanti capacità diverse, che spesso stupiscono piacevolmente i genitori.

Stare vicino a questi bambini non è semplice, ma può aprire molte porte e maggiore consapevolezza di sé, oltre che far scoprire mondi che per lo più sono sconosciuti e inesplorati: interrogarsi sul genere, sui ruoli di genere, sul maschile e femminile, sugli stereotipi, sulla diversità, sui contesti che possono essere gabbie, è un privilegio per qualsiasi adulto. E’ un privilegio perché ci permette di vedere gli schemi sociali, valutarli, osservarli e farsi un’idea più concreta, per poi eventualmente scardinarli o rivederli. Uscire da alcuni schemi, non aderire ad essi in modo granitico, può aprire molti sguardi e diverse chiavi di lettura, e aiutarci ad apprezzare il mondo proprio per le sue diversità. E per la sua complessità.
I bambini di genere non conforme sono bambini come tutti gli altri, ma danno la possibilità a noi adulti di vivere la complessità e di provare a starci, e a superare la fatica.

Concludo con il concetto di “transpositivity”, ve lo dono, perché possiate farlo vostro, tenerlo con voi, tutte le volte che vi confronterete con bambini e bambine di genere non conforme: essere persone transgender comporta numerosi aspetti positivi, e non si è destinati per forza ad una vita difficile, triste, fatta di esclusione e sofferenza; essere transgender significa anche saper guardare la vita in tutte le sue sfumature, significa autoironia, significa sensibilità, significa forza, significa sacrificio e significa bellezza. Non dimenticatelo mai!

 

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