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LA DISFORIA DI GENERE NEI BAMBINI e NEGLI ADOLESCENTI

Immagine di Sophie Labelle(Articolo di Chiara Caravà, tratto dall'E-book "Un fiore che sboccia" Ed. Istituto HFC, 2015)


L’associazione degli psichiatri più importante, l’APA, include la Disforia di genere (DSM V, Associazione Psichiatrica Americana, 2015), in bambini e adolescente nel DSM V, un manuale diagnostico di riferimento per moltissimi psicologi e psichiatri nel mondo.
Disforia significa “sofferenza”, e ci rimanda a quelle situazioni in cui una persona soffre, manifesta quindi un disagio, in relazione a una dissonanza tra la propria identità di genere e il proprio sesso biologico: questo significa che un bambino nato biologicamente maschio, potrà esperire un’identità femminile, e per questo provare un malessere dovuto a questa discrepanza. Lo stesso varrà per una bambina nata biologicamente femmina, che esperisce invece un’identità di genere maschile. In questo manuale, il DSM, frutto di decenni di studi, confronti tra professionisti di vari campi accademici, esperienze e teorie, sono indicati i criteri che ci dicono se un bambino o una bambina potrebbero stare vivendo una condizione di disforia di genere. Vediamoli insieme.

Questi bambini o adolescenti esprimono spesso un forte desiderio di appartenere al genere opposto, in alcuni casi affermano proprio di appartenere al genere opposto. Per esempio un bambino maschio potrebbe andare nel gruppo delle bambine all’asilo, e affermare “io sono una femmina!”.
Questi bambini possono inoltre dichiarare o dimostrare una preferenza per vestiti e abbigliamenti tipici del genere opposto (inclusi trucchi e accessori), indossandoli durante i giochi o a casa.

Durante il gioco del far finta, o nei giochi di fantasia, si può osservare una forte preferenza per i ruoli tipicamente legati al genere opposto, ad esempio una bambina biologicamente femmina potrebbe giocare a fare il papà, oppure interpretare ruoli stereo tipicamente maschili (il meccanico, il muratore) o personaggi maschili (Batman, l’Uomo Ragno). Questo aspetto si manifesta anche in una forte preferenza per giocattoli o attività stereotipicamente utilizzati e praticati dal genere opposto (es. bambini maschi che desiderano una barbie, o i trucchi finti) e un rifiuto per i giochi o le attività tipicamente associati al genere di nascita (es. bambine che si rifiutano di usare le bambole, o di guardare cartoni animati associati al mondo femminile). Anche nella scelta dei compagni di gioco, si evidenzia una preferenza a giocare con bambini del genere opposto.

Un altro elemento importante è l’avversione per la propria anatomia sessuale e il desiderio di avere le caratteristiche sessuali che corrispondono al genere al quale si desidera aderire; ecco che un bambino nato maschio potrebbe chiedere alla mamma “quando il suo pisellino sparirà”, o una bambina nata femmina al contrario chiederà “quando le crescerà il pisellino”.

Già nei bambini di due anni ci possono essere delle indicazioni di disforia di genere: essi possono desiderare di appartenere all’altro sesso ed essere scontenti delle loro caratteristiche sessuali e fisiche. Inoltre possono preferire vestiti e giochi comunemente associati all’altro sesso e preferiscono giocare con loro coetanei del sesso opposto. Ci sono ovviamente delle differenze tra bambini: alcuni mostrano comportamenti e desideri estremamente non conformi con il loro genere, accompagnati da un persistente e forte disagio con le proprie caratteristiche sessuali primarie, per altri bambini, queste condizioni sono meno intense.

Per poter affermare che è presente una condizione di disforia di genere, è necessario che siano presenti tutti questi aspetti, in particolare l’espressione di forte disagio, e sofferenza: non è sufficiente che una bambina per esempio svolga giochi tipicamente maschili per poter dire che questa bambina è di genere non conforme ed è disforica! Si tratta di una sofferenza legata al proprio senso identitario, e quindi una sofferenza che è presente in modo continuativo, anche in modo sottile, ma che soprattutto perduri nel tempo, e in tutti gli ambiti della vita del bambino o della bambina.
Nella maggior parte dei bambini, la disforia di genere sparirà prima della pubertà o con il suo inizio (WPATH, 2012).
Tuttavia per alcuni bambini questi sentimenti si intensificheranno e l’avversione al proprio corpo si svilupperà o aumenterà con la crescita e con lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie durante la pubertà. I dati di uno studio suggeriscono che la non conformità di genere più estrema presente nell’infanzia è associata alla persistenza della disforia di genere nella tarda adolescenza e nell’età adulta, eppure in molti adolescenti e adulti con disforia di genere non risultano comportamenti di genere non conforme nell’infanzia.
Con l’arrivo della pubertà l’insofferenza associata alle proprie caratteristiche fisiche legate al sesso biologico, aumenta notevolmente: l’arrivo delle mestruazioni per una ragazza con disforia di genere è spesso un evento tragico, vissuto con profondo disagio, oppure lo sviluppo del seno, è un altro evento esperito con avversione e sofferenza; al contrario per gli adolescenti maschi, il cambio della voce, lo spuntare della barba, e le prime eiaculazioni sono vissute con grande disagio.
Sia nel caso di bambini che di adolescenti, se è presente una situazione di disagio relativa al proprio genere, è veramente importante che un genitore sia in grado di vederla, accoglierla e comprenderla. La disforia di genere spesso non è una fase, e non è una scelta dei bambini. E’ un vissuto continuo, che assume diverse sfumature e caratteristiche in base al contesto: più le pressioni sociali esterne saranno indirizzate verso una conformità al sesso di nascita, più il bambino potrà sentirsi a disagio.
Per un genitore, di solito, è difficile comprendere e accogliere questo tipo di comportamenti o di vissuti dei propri figli, e ci vuole un po’ di tempo prima di capire appieno quello che sta accadendo. Spesso le prime reazioni sono di negazione, si tende a sminuire i comportamenti dei figli, etichettandoli come “bizzarri”, e riducendo il tutto a “una fase di passaggio”. Durante questa “fase” spesso i genitori e gli adulti di riferimento tendono a indirizzare i comportamenti dei bambini verso comportamenti “adeguati” al sesso di nascita. Questo tipo di reazioni dei genitori, possono essere attuate con più dolcezza, oppure in forma di vere e proprie minacce o giudizi: “sei una femminuccia, nessuno vorrà giocare con te” “vergognati, questi giochi non li puoi fare” “ti prenderanno tutti in giro” sono solo alcune delle frasi che si possono pronunciare, sull’onda della rabbia e della frustrazione. A tal proposito va sottolineato che il trattamento volto a cercare di cambiare l’identità e l’espressione di genere di una persona per diventare più congruente con il sesso assegnato alla nascita è stato tentato in passato senza successo (Gelder & Marks, 1969; Greenson, 1964), particolarmente sul lungo temine (Cohen-Kettenis & Kuiper, 1984 Pauly, 1965) e che questo tipo di trattamento non è più considerato eticamente corretto.
Di fronte a questo tipo di atteggiamento di rifiuto, il bambino o la bambina si sentono sbagliati, non capiti e, soprattutto, non accettati per quello che sentono di essere. Con il passare del tempo i bambini comprendono che, per sentirsi più adatti al contesto e per evitare reazioni di imbarazzo o rifiuto, devono smettere di adottare certi comportamenti in pubblico, e sposteranno quindi tutta la dimensione del proprio maschile e femminile nella dimensione intima, privata. Questo comporta che i bambini di genere non conforme, spesso durante le scuole elementari, cercheranno di fare i “bravi bambini”, comportandosi negli spazi collettivi in maniera adatta, nascondendo i propri reali interessi o le proprie inclinazioni, e non parlando più con nessuno di quello che accade dentro di loro. Durante questo periodo dell’infanzia, alcuni bambini riescono piuttosto bene a nascondere quello che sentono; è durante l’arrivo della pubertà che la sofferenza legata all’identità di genere può riemergere con forza e prepotenza: questi preadolescenti vivono quindi con grande disagio i segni dello sviluppo, e iniziano a fare i conti con il fatto di essere destinati ad essere per sempre parte del sesso di nascita. Per gli adolescenti con disforia di genere è comune avere altre condizioni coesistenti come ansia o depressione e/o disturbo oppositivo provocatorio. Nell’ambito del bambino o dell’adolescente sono piuttosto comuni i problemi emozionali e comportamentali, così come le problematiche irrisolte.

Quando il genitore si rende conto che non si tratta di una fase di passaggio, ma che alcuni comportamenti e atteggiamenti perdurano in modo persistente, causando disagio e malessere nei figli, è importantissimo fermarsi un attimo e capire come comportarsi. VEDI "GENITORI: COME COMPORTARSI?"

CONCLUSIONI:
Avere a che fare con un bambino o una bambina di genere non conforme è una grande opportunità di crescita per qualsiasi adulto. I bambini e gli adolescenti di genere non conforme possono essere estremamente creativi, intelligenti e sensibili. Vivere questa situazione può portarli a sviluppare una sensibilità e capacità nell’adattarsi ai contesti. Se non frustrati e repressi, questi bambini, possono esternare grandi doti creative, e importanti capacità diverse, che spesso stupiscono piacevolmente i genitori.

Stare vicino a questi bambini non è semplice, ma può aprire molte porte e maggiore consapevolezza di sé, oltre che far scoprire mondi che per lo più sono sconosciuti e inesplorati: interrogarsi sul genere, sui ruoli di genere, sul maschile e femminile, sugli stereotipi, sulla diversità, sui contesti che possono essere gabbie, è un privilegio per qualsiasi adulto. E’ un privilegio perché ci permette di vedere gli schemi sociali, valutarli, osservarli e farsi un’idea più concreta, per poi eventualmente scardinarli o rivederli. Uscire da alcuni schemi, non aderire ad essi in modo granitico, può aprire molti sguardi e diverse chiavi di lettura, e aiutarci ad apprezzare il mondo proprio per le sue diversità. E per la sua complessità.
I bambini di genere non conforme sono bambini come tutti gli altri, ma danno la possibilità a noi adulti di vivere la complessità e di provare a starci, e a superare la fatica.
Concludo con il concetto di “transpositivity”, ve lo dono, perché possiate farlo vostro, tenerlo con voi, tutte le volte che vi confronterete con bambini e bambine di genere non conforme: essere persone transgender comporta numerosi aspetti positivi, e non si è destinati per forza ad una vita difficile, triste, fatta di esclusione e sofferenza; essere transgender significa anche saper guardare la vita in tutte le sue sfumature, significa autoironia, significa sensibilità, significa forza, significa sacrificio e significa bellezza. Non dimenticatelo mai! 

 

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SITOGRAFIA:
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www.onig.it www.mit.org

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